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» Tutte le news 04-01-2012

sul bilancio regionale : torna il partito della spesa- intervista a Giovanni D'Amico - Il Centro

Il Pd sul bilancio: torna il partito della spesa Assemblea regionale, il vice presidente D'Amico: risorse dissipate per le scelte di Chiodi

PESCARA. Era assente al voto sul Bilancio, e l'assenza si era notata. Oggi Giovanni D'Amico spiega che quel gesto indicava un rischio. Il rischio che «fuori dalle enfatiche rivendicazioni sulle sorti progressive dell'Abruzzo», riparta «l'azione corrosiva del partito della spesa». Un partito che «per sua natura», spiega D'Amico, «è alieno ai vincoli di bilancio e ha dissipato tra il 2000 ed il 2006 ben 4 miliardi di euro di risorse regionali, riducendoci allo stato grave in cui ci dimeniamo». Il sospetto era sorto nel consigliere Pd già il 22 dicembre a conclusione dei lavori della Commissione Bilancio. «Avevo avuto l'accortezza di registrare a verbale l'incomprensibile assenza nei lavori della commissione dell'assessore Carlo Masci, che pure aveva sottoscritto diversi emendamenti di spesa senza il vincolo del suo stesso controllo nelle funzioni di responsabile del Bilancio regionale. Avevo perciò affermato a verbale che non era accettabile per il futuro che si esaminassero i documenti finanziari regionali in assenza dell'assessore e della struttura competente a valutare la conformità degli atti, soprattutto relativi alla spesa». Una posizione assunta, dice D'Amico, non per «soggettiva supponenza» ma «per la concreta esperienza di assessore al Bilancio, fatta tra il 2005 ed il 2008, allorché avevamo ereditato una Regione lanciata in una folle corsa al disfacimento causa debiti». «Da allora ed in questi anni a seguire si è realizzato un forte vincolo nella spesa regionale. Anche con l'attuale governo, seppur sottovaluta il valore strategico delle funzioni del bilancio regionale ai fini della crescita, si è riusciti ad allocare le seppur scarse risorse sulle funzioni obbligatorie e fondamentali. Quest'anno invece, e soprattutto nella notte del 30 dicembre (bisognerebbe rendere obbligatorie le sedute di giorno in presenza dei mezzi d'informazione, perché non c'è alcuna garanzia di lucidità e trasparenza a riunirsi di notte), si sono riattivate trattative e conciliaboli che hanno consentito di approvare di tutto, senza verifiche e controlli di priorità. Si è persino cancellata la norma che ero riuscito a difendere in Commissione, che stabiliva il vincolo di bilancio per le economie vincolate riscritte, che ora sono alla mercé delle singole direzioni e dello stesso Consiglio». Ora Chiodi «ha buon gioco a rivendicare a sé ogni risultato», ragiona D'Amico, «anche per alcune cose pregevoli proposte dall'opposizione, ma la maggioranza ha potuto in quel clima ed in presenza del presidente, beneficiare d'inventario cento interessi e clientele». Si tratta di un «metodo disgregativo» che oggi «non possiamo più consentirci», dice D'Amico, «impossibilitati a far ricorso all'indebitamento ed obbligati a far fronte a servizi vitali per la nostra comunità». Altrimenti incalza il consigliere «chi potrà credere che ci stracciamo le vesti per l'ormai triennale definanziamento delle politiche sociali, di fatto scomparse? O per i fondi di garanzia allargati sì al settore agricolo, ma senza un euro, e soprattutto a centrali che hanno la testa fuori regione? O per il Patto per lo sviluppo, per il quale tutti rivendichiamo un Babbo Natale che non arriverà più? E se fosse per la "Cultura", perché mai non condividiamo una legge quadro che riordini il settore e sostenga le manifestazioni, ma soprattutto le produzioni che hanno un effetto in economia, con caratteristiche di valore nazionale ed europeo, selezionate da una commissione di esperti veri ed indipendenti?» È questo clima ad avere indotto D'Amico a partecipare alla discussione generale, ma non al voto della legge, «Per non vanificare anni di impegno che, nei miei pur grandi limiti, ritengo coerenti alla prospettiva di rinascita dell'Abruzzo» Antonio De Frenza