Giovanni D'Amico è attualmente
Vice Presidente del Consiglio Regionale d'Abruzzo.
Nato nel ’57, laureato a Pisa in filosofia, vicepresidente del Consiglio regionale, ha debuttato in politica poco più che ventenne come consigliere ed assessore comunale a Morino, paese del quale è stato poi eletto sindaco e del quale è di nuovo Sindaco. Nella passata legislatura assessore regionale al bilancio ed alle riforme istituzionali, settori che continua a seguire per conto del Pd., esperto di programmi per lo sviluppo locale. Gli piacerebbe poter vedere chiuso in questa legislatura un progetto di legge sulla ricostruzione, che ruoti attorno alla centralità di L’Aquila e delle aree interne come polo storico-culturale della regione, senza per questo pensare ad una penalizzazione della zone costiere. “Più semplicemente, mi piacerebbe vivere in una macroregione caratterizzata da un’interazione e da uno scambio continuo tra zone costiere e zone interne, nel rispetto e nella valorizzazione delle singole peculiarità. Un Abruzzo capace di superare quella visione di regione chiusa, ben delineata da uno scrittore-giornalista, Paolo Rumiz, che ha definito il nostro territorio “quella regione chiusa, non ben definita che sta tra i porti di Ravenna e di Brindisi”. La lunga consuetudine con la politica non lo ha distolto dalla passione per i libri, il cinema e la filosofia. “Il mio sogno nel cassetto? E’contenuto ne “Lo stadio di Wimbledon” un romanzo di Daniele Del Giudice: rincorrere spazi di pensiero in una vita obbligata all’agire pratico”. Degli anni passati come professore a scuola conserva “ una lezione di grande umanità e nello stesso tempo il profondo senso di impotenza: la scuola è uno strumento potente ma utilizzato in maniera perversa. In una società civile e matura essa avrebbe ben altra importanza e ben altro utilizzo”. Non fa fatica a confessare che alla politica manca “la cultura”. Forse per questo, se gli si chiede di indicare un punto di riferimento politico, non ha dubbi e cita Gramsci e i comunisti della Costituente, “che hanno vissuto un momento importantissimo nel quale si è realizzato un autentico dialogo con i cattolici”. Rimpianti? “Aver visto fallire il secondo Governo Prodi e con esso la fine di una sinistra capace di lavorare sui contenuti, nella quale nutrivamo tante speranze”. Il suo futuro? “Mi penso periodicamente tra una grande città e l’aperta campagna, circondato da libri, persone care e tanto silenzio”.
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Giovanni D'Amico
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