Marca Adriatica, l’idea per guardare più avanti. Il Messaggero Abruzzo 8 settembre 2010

Del gran discettare di questa estate sullo stato delle cose in Abruzzo, mi è parso emergere per valore l’articolo di Luciano D’Alfonso e Giovanni Di Giandomenico, apparso nel Messaggero del 15 agosto, sull’ipotesi di una nuova dimensione interregionale: “La Marca Adriatica”.

Per il resto della discussione ci si è attardati a discutere di un Abruzzo “unicum” e solitario, che di giorno in giorno mostra di non farcela per dati oggettivi e per una evidente incapacità storica delle classi dirigenti.

I dati CRESA-Prometeia hanno evidenziato che nel decennio 2000-2010 l’Abruzzo ha perso 5 posizioni nella graduatoria delle Regioni (salvo il biennio 2006-2008), restando di poco avanti sulle regioni meridionali, ma fortemente staccato dalle regioni del centro. Tra il 2008 ed il 2009 il Pil è crollato dell’8% (del 6,5% in Italia). Per la prima volta nel 2009 l’andamento del Pil pro capite è stato inferiore di 1,8 punti rispetto al meridione ed un dato negativo si prevede ancora nel 2010. Sempre nel 2009 la produzione industriale è crollata del 18%, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti tra il 2005 ed il 2008 del 12,1% rispetto all’Italia. Le esportazioni cresciute costantemente tra il 1995 ed il 2008, sono crollate del 31,2% (del 21,4% in Italia), evidenziandosi una sostanziale assenza dai mercati emergenti. Dimezzate le esportazioni di riferimento nei settori dell’elettronica e dei mezzi di trasporto. Sostanzialmente irrilevante la partecipazione abruzzese in imprese estere (161 partecipazioni pari allo 0,7% di quelle italiane). Se si considerano le gravissime difficoltà del turismo soprattutto dopo il sisma del 6 aprile 2009, emerge un quadro di generale disgregazione della struttura economica. Ove si consideri per i prossimi anni la lentezza e la povertà del sostegno pubblico a causa del pesante debito regionale e statale, appare evidente che solo l’esplorazione di nuovi scenari può consentire di trovare soluzioni adeguate.

Direi che il progetto di D’Alfonso / Di Giandomenico vale più per lo stato reale di necessità in cui vivono oggi l’Abruzzo, ed anche il Molise, oltre che per una validissima ipotesi in termini di politiche di sviluppo.

La Federazione tra le Regioni della “Marca Adriatica” è importante se vogliamo legare l’Abruzzo a dinamiche virtuose: in sede di attuazione del federalismo fiscale infatti, potremmo trovarci in una tale incapienza di risorse fiscali dovuta alla debolezza della nostra economia, che produrremo a costi standard servizi mediocri, ciò che ormai già misuriamo nella sanità, nel sociale, nei trasporti e che misureremo nella scuola, nelle ricerca, nella formazione universitaria.

Questi mali hanno radici profonde in una terra arrivata tardi e con difficoltà alla propria autonomia istituzionale. Le discussioni di scuola sul gasparismo possono essere chiosate dalle valutazioni del Fondo Monetario: “…il problema dei conti pubblici risale a ben prima della crisi: in Italia agli anni dalla metà dei 60 alla fine degli 80, quando la spesa pubblica si è dilatata ed il debito ha fatto da “ammortizzatore degli shock dell’economia” ampliandosi nei periodi difficili, ma senza ridursi in quelli favorevoli”. Remo Gaspari è stato portatore di queste politiche in Abruzzo, che hanno sviato il sistema regionale dopo la riforma del titolo V della Costituzione nel 2001, con la formazione di un debito non sostenibile, che è all’origine dei problemi che dobbiamo affrontare.

Oggi direi che ripartiamo da uno “sviluppo senza economia”.

Come ripartire. Il Cresa nel suo rapporto per il 2009 delinea le principali criticità della nostra

Regione: carente dimensionamento e posizionamento delle imprese industriali e dei servizi; scarsa propensione alla ricerca ed all’innovazione; carente qualificazione dei giovani, scarsi investimenti pubblici; inefficienza energetica ed ecologica; scarsa sostenibilità ambientale. Dunque bisogna subito correggere questi fattori negativi, risanando le gestioni ed innovando la base culturale negli approcci di governo.

In questo quadro di rinnovamento, un processo che sviluppi intese ed in prospettiva anche rapporti federativi con altre Regioni è un progetto ambizioso, che ci distoglie dal guardarci sempre l’ombelico e ci obbliga ad un confronto aperto.

Nell’estate del 2008, quando il Presidente Chiodi ipotizzava di fondere le Province di Teramo ed Ascoli, furono elaborati tra le Regioni Abruzzo e Marche i primi protocolli per la legislazione e la gestione delle aree confinarie; analogamente si erano insediati tavoli istituzionali per le aree confinarie con il Molise a partire dall’Alto Sangro. Si potrebbe ricominciare da quei documenti per verificare se gli attuali Governi regionali condividano un disegno di così grande e necessaria prospettiva.

Giovanni D’Amico

Vice Presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo

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