Archivio di settembre 2010

Regione: le condizioni del Pd per proseguire la legislatura.

giovedì, 30 settembre 2010

Silvio Paolucci, Segretario  del  Partito Democratico d’Abruzzo, interviene sul quotidiano Il Messaggero.

“La crisi politica della destra in Regione apre interrogativi allarmanti ancora una volta sulle questioni riguardanti il rapporto tra politica ed economia, regole e mercato, pubblica amministrazione e impresa. Tutto ciò a causa di una classe dirigente e di un sistema di potere inadeguati a guidare la modernizzazione dell’Abruzzo in questi 15 anni. Nel frattempo la Regione è in ginocchio: disoccupazione, lavoratori in cassa integrazione, la crisi delle piccole imprese, il debito sanitario, l’economia ferma ed il reddito pro-capite sceso, e di molto, tra il 1996 e il 2010. Il fossato tra società e politica è troppo largo”. ”In questo contesto è plausibile tornare al voto nuovamente? Da più parti si chiede alle forze politiche uno sforzo di convergenza nell’interesse dell’Abruzzo. Il nuovo Pd sin dall’inizio, su alcune leggi dove è stato chiesto anche un nostro contributo, ne ha fornito di prezioso. Tuttavia fin dall’avvio della legislatura il Presidente Chiodi si è sottratto al confronto sulle questioni più importanti: dalla ricostruzione, alla sanità, ovviamente passando per la gestione rifiuti. Ed anche oggi non ha saputo cogliere i segnali che pure venivano dal Pd: mai da parte nostra è stata avanzata la richiesta di sue dimissioni ma una nuova legittimità politica. Abbiamo proposto un confronto per aprire una nuova stagione dell’Abruzzo, un nuovo rapporto tra politica ed economia con una classe dirigente europea e moderna. C’è stato risposto con un attacco violento alla magistratura e alla stampa e con un richiamo alla generale presunzione di innocenza – principio che noi abbiamo sempre tenuto presente – dal sapore vagamente intimidatorio. La Giunta Chiodi era stata eletta solo sulla spinta di un’aspettativa di cambiamento e legalità. Pur di ricevere questo mandato appena due anni fa tutti gli uomini della Pdl abruzzese a partire da Pastore hanno utilizzato le armi di un giustizialismo violento, eleggendo in corse “ad handicap” per il PD, Cordoma, Chiodi, Brucchi, Catarra, Di Giuseppantonio, Del Corvo, Mascia, Testa, Di Primio. Nonostante tutto questo, il Pd continuerà a ribadire il suo impegno per un proseguimento della legislatura regionale ad alcune precise condizioni squisitamente politiche. 1. Il Presidente Chiodi deve disconoscere con atti politici il sistema di potere affaristico del Pdl. La costruzione di più inceneritori senza gara di appalto. Una delibera di Giunta– che va revocata – approvata per abbassare la soglia minima della raccolta differenziata onde favorire questa operazione. Lo scontro tra lobbies politico-affaristiche per accaparrarsi diversi benefici e che va oltre i fatti oggetto dell’indagine. 2. L’Assessore Venturoni deve dimettersi per un preciso dovere di trasparenza e moralità verso gli abruzzesi. 3. Il Presidente Chiodi deve dirci come vuole affrontare le priorità della nostra regione: Fas, Master Plan, il lavoro, la ricostruzione post-terremoto, le vertenze sindacali a partire dalla Sevel, la riorganizzazione della sanità regionale. 4.Il Presidente Chiodi e la sua maggioranza devono presentare un pacchetto di leggi “trasparenza” (a partire dalla ricostruzione) e di riforma della struttura regionale e delle società di gestione poiché, allo stato, rendono invasiva e clientelare la politica. Il futuro di questa legislatura regionale dipende dal Presidente e da come intende rispondere a questi punti. L’alternativa è dare di nuovo la parola agli elettori. Non serve a nessuno avere un governo terrorizzato e fermo per tre anni.”

Silvio Paolucci

Segretario Regionale Partito Democratico d’Abruzzo

da  Il Messaggero del 30 settembre 2010

la manifestazione dei Comitati cittadini dell’Aquila oggi in Consiglio Regionale impongono un concreto impegno del PD.

martedì, 21 settembre 2010

dopo la manifestazione odierna dei movimenti cittadini dell’Aquila in Consiglio regionale, venuti a manifestare  contro i “commissariamenti “e perchè  si faccia una legge organica, con flussi economici certi e con la garanzia della partecipazione dei cittadini,   ritengo  che non si possa più eludere un incontro all’Aquila del Partito Democratico che  fissi un adeguato coinvolgimento di tutti i gruppi dirigenti e le rappresentanze istituzionali locali, regionali e nazionali  per definire una linea  di indirizzo chiara , evidente nella direzione di restituire alle assemblee elettive il reale controllo  delle politiche di ricostruzione. Bisogna  operare  compatti e vicini ai cittadini, senza  prerogative esclusive che ci stanno logorando.

La ricostruzione dell’Aquila è un problema regionale e nazionale, non può restare chiusa in una logica stretta e priva di chiarezza. Il Partito Democratico deve essere portatore di istanze  fortemente partecipate e condivise, vicine ai cittadini colpiti dal sisma del 6 aprile.

E’ quanto ho chiesto con una lettera  contestuale ai segretari  nazionale on. Bersani,  regionale  Silvio Paolucci, ed al segrerario della federazione dell’Aquila Michele Fina.

Marca Adriatica, l’idea per guardare più avanti. Il Messaggero Abruzzo 8 settembre 2010

giovedì, 9 settembre 2010

Del gran discettare di questa estate sullo stato delle cose in Abruzzo, mi è parso emergere per valore l’articolo di Luciano D’Alfonso e Giovanni Di Giandomenico, apparso nel Messaggero del 15 agosto, sull’ipotesi di una nuova dimensione interregionale: “La Marca Adriatica”.

Per il resto della discussione ci si è attardati a discutere di un Abruzzo “unicum” e solitario, che di giorno in giorno mostra di non farcela per dati oggettivi e per una evidente incapacità storica delle classi dirigenti.

I dati CRESA-Prometeia hanno evidenziato che nel decennio 2000-2010 l’Abruzzo ha perso 5 posizioni nella graduatoria delle Regioni (salvo il biennio 2006-2008), restando di poco avanti sulle regioni meridionali, ma fortemente staccato dalle regioni del centro. Tra il 2008 ed il 2009 il Pil è crollato dell’8% (del 6,5% in Italia). Per la prima volta nel 2009 l’andamento del Pil pro capite è stato inferiore di 1,8 punti rispetto al meridione ed un dato negativo si prevede ancora nel 2010. Sempre nel 2009 la produzione industriale è crollata del 18%, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti tra il 2005 ed il 2008 del 12,1% rispetto all’Italia. Le esportazioni cresciute costantemente tra il 1995 ed il 2008, sono crollate del 31,2% (del 21,4% in Italia), evidenziandosi una sostanziale assenza dai mercati emergenti. Dimezzate le esportazioni di riferimento nei settori dell’elettronica e dei mezzi di trasporto. Sostanzialmente irrilevante la partecipazione abruzzese in imprese estere (161 partecipazioni pari allo 0,7% di quelle italiane). Se si considerano le gravissime difficoltà del turismo soprattutto dopo il sisma del 6 aprile 2009, emerge un quadro di generale disgregazione della struttura economica. Ove si consideri per i prossimi anni la lentezza e la povertà del sostegno pubblico a causa del pesante debito regionale e statale, appare evidente che solo l’esplorazione di nuovi scenari può consentire di trovare soluzioni adeguate.

Direi che il progetto di D’Alfonso / Di Giandomenico vale più per lo stato reale di necessità in cui vivono oggi l’Abruzzo, ed anche il Molise, oltre che per una validissima ipotesi in termini di politiche di sviluppo.

La Federazione tra le Regioni della “Marca Adriatica” è importante se vogliamo legare l’Abruzzo a dinamiche virtuose: in sede di attuazione del federalismo fiscale infatti, potremmo trovarci in una tale incapienza di risorse fiscali dovuta alla debolezza della nostra economia, che produrremo a costi standard servizi mediocri, ciò che ormai già misuriamo nella sanità, nel sociale, nei trasporti e che misureremo nella scuola, nelle ricerca, nella formazione universitaria.

Questi mali hanno radici profonde in una terra arrivata tardi e con difficoltà alla propria autonomia istituzionale. Le discussioni di scuola sul gasparismo possono essere chiosate dalle valutazioni del Fondo Monetario: “…il problema dei conti pubblici risale a ben prima della crisi: in Italia agli anni dalla metà dei 60 alla fine degli 80, quando la spesa pubblica si è dilatata ed il debito ha fatto da “ammortizzatore degli shock dell’economia” ampliandosi nei periodi difficili, ma senza ridursi in quelli favorevoli”. Remo Gaspari è stato portatore di queste politiche in Abruzzo, che hanno sviato il sistema regionale dopo la riforma del titolo V della Costituzione nel 2001, con la formazione di un debito non sostenibile, che è all’origine dei problemi che dobbiamo affrontare.

Oggi direi che ripartiamo da uno “sviluppo senza economia”.

Come ripartire. Il Cresa nel suo rapporto per il 2009 delinea le principali criticità della nostra

Regione: carente dimensionamento e posizionamento delle imprese industriali e dei servizi; scarsa propensione alla ricerca ed all’innovazione; carente qualificazione dei giovani, scarsi investimenti pubblici; inefficienza energetica ed ecologica; scarsa sostenibilità ambientale. Dunque bisogna subito correggere questi fattori negativi, risanando le gestioni ed innovando la base culturale negli approcci di governo.

In questo quadro di rinnovamento, un processo che sviluppi intese ed in prospettiva anche rapporti federativi con altre Regioni è un progetto ambizioso, che ci distoglie dal guardarci sempre l’ombelico e ci obbliga ad un confronto aperto.

Nell’estate del 2008, quando il Presidente Chiodi ipotizzava di fondere le Province di Teramo ed Ascoli, furono elaborati tra le Regioni Abruzzo e Marche i primi protocolli per la legislazione e la gestione delle aree confinarie; analogamente si erano insediati tavoli istituzionali per le aree confinarie con il Molise a partire dall’Alto Sangro. Si potrebbe ricominciare da quei documenti per verificare se gli attuali Governi regionali condividano un disegno di così grande e necessaria prospettiva.

Giovanni D’Amico

Vice Presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo