“La crisi politica della destra in Regione apre interrogativi allarmanti ancora una volta sulle questioni riguardanti il rapporto tra politica ed economia, regole e mercato, pubblica amministrazione e impresa. Tutto ciò a causa di una classe dirigente e di un sistema di potere inadeguati a guidare la modernizzazione dell’Abruzzo in questi 15 anni. Nel frattempo la Regione è in ginocchio: disoccupazione, lavoratori in cassa integrazione, la crisi delle piccole imprese, il debito sanitario, l’economia ferma ed il reddito pro-capite sceso, e di molto, tra il 1996 e il 2010. Il fossato tra società e politica è troppo largo”. ”In questo contesto è plausibile tornare al voto nuovamente? Da più parti si chiede alle forze politiche uno sforzo di convergenza nell’interesse dell’Abruzzo. Il nuovo Pd sin dall’inizio, su alcune leggi dove è stato chiesto anche un nostro contributo, ne ha fornito di prezioso. Tuttavia fin dall’avvio della legislatura il Presidente Chiodi si è sottratto al confronto sulle questioni più importanti: dalla ricostruzione, alla sanità, ovviamente passando per la gestione rifiuti. Ed anche oggi non ha saputo cogliere i segnali che pure venivano dal Pd: mai da parte nostra è stata avanzata la richiesta di sue dimissioni ma una nuova legittimità politica. Abbiamo proposto un confronto per aprire una nuova stagione dell’Abruzzo, un nuovo rapporto tra politica ed economia con una classe dirigente europea e moderna. C’è stato risposto con un attacco violento alla magistratura e alla stampa e con un richiamo alla generale presunzione di innocenza – principio che noi abbiamo sempre tenuto presente – dal sapore vagamente intimidatorio. La Giunta Chiodi era stata eletta solo sulla spinta di un’aspettativa di cambiamento e legalità. Pur di ricevere questo mandato appena due anni fa tutti gli uomini della Pdl abruzzese a partire da Pastore hanno utilizzato le armi di un giustizialismo violento, eleggendo in corse “ad handicap” per il PD, Cordoma, Chiodi, Brucchi, Catarra, Di Giuseppantonio, Del Corvo, Mascia, Testa, Di Primio. Nonostante tutto questo, il Pd continuerà a ribadire il suo impegno per un proseguimento della legislatura regionale ad alcune precise condizioni squisitamente politiche. 1. Il Presidente Chiodi deve disconoscere con atti politici il sistema di potere affaristico del Pdl. La costruzione di più inceneritori senza gara di appalto. Una delibera di Giunta– che va revocata – approvata per abbassare la soglia minima della raccolta differenziata onde favorire questa operazione. Lo scontro tra lobbies politico-affaristiche per accaparrarsi diversi benefici e che va oltre i fatti oggetto dell’indagine. 2. L’Assessore Venturoni deve dimettersi per un preciso dovere di trasparenza e moralità verso gli abruzzesi. 3. Il Presidente Chiodi deve dirci come vuole affrontare le priorità della nostra regione: Fas, Master Plan, il lavoro, la ricostruzione post-terremoto, le vertenze sindacali a partire dalla Sevel, la riorganizzazione della sanità regionale. 4.Il Presidente Chiodi e la sua maggioranza devono presentare un pacchetto di leggi “trasparenza” (a partire dalla ricostruzione) e di riforma della struttura regionale e delle società di gestione poiché, allo stato, rendono invasiva e clientelare la politica. Il futuro di questa legislatura regionale dipende dal Presidente e da come intende rispondere a questi punti. L’alternativa è dare di nuovo la parola agli elettori. Non serve a nessuno avere un governo terrorizzato e fermo per tre anni.”
Silvio Paolucci
Segretario Regionale Partito Democratico d’Abruzzo
da Il Messaggero del 30 settembre 2010